Silenzi

A volte si sta in silenzio perchè non si ha niente da dire, a volte si sta in silenzio perchè si hanno troppe cose da dire, perchè accadono troppe cose e non c’è il tempo di raccontarle.

Questa fine d’anno è abbastanza convulsa,  impegnativa, ma anche questa volta ce la faremo!

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Post Criptico

Sono giorni difficili, difficili per me, e ancor più difficili per chi vive, insieme e più di me,  le stesso periodo difficile. Perchè un equilibrio che con molto sforzo si tentava di mantenere all’improvviso è andato totalmente perso, come se ad un tavolino , casomai un po’ traballante ma che comunque restava in piedi, fosse tolta all’improvviso una delle quattro  gambe … e con tre sole gambe l’equilibrio è molto più instabile.

Cerco di guardare l’aspetto positivo, e cioè che forse domani si riuscirà a sostituire la gamba mancante con una più stabile, addirittura a rendere meno traballante il tavolino, ma questo domani, non oggi.

tavolo

 

 

 

Budapest

A volte capita di fare una follia, di cogliere al volo una occasione per una tre giorni fuori dalla routine. Questa volta si è trattato di un viaggio a Budapest, complice una offerta superscontata in periodo di bassa stagione.

Temevo il freddo ma il clima è stato clemente e non è stato diverso dal clima invernale di Roma (ma mi dicono che in inverno fa così freddo che capita che il Danubio ghiacci).

La città è carina e merita una visita, ma la cosa che più mi ha sconvolto è stata la efficienza dei mezzi pubblici. La puntualità dei tempio di passaggio (indicati ad ogni fermata), la frequenza dei mezzi, la linearità della rete integrate bus-tram-metropolitana, ha per un abitante di Roma dell’incredibile.

Qualcuno dirà che Budapest è più piccola, e che in periferia le cose sono diverse (ma l’albergo era tutt’altro che centrale eppure … e Budapest ha poco meno di 2.000.000 di abitanti, diciamo la metà di Roma). Resta il fatto che noi sui trasporti siamo da terzo mondo, e lo resteremo temo ancora a lungo. E che costeggiare in tram il Danubio è veramente affascinante!

TramNumero2Budapest

 

Villa Celimontana

Villa Celimontana, sulla somità del Celio (uno dei sette colli su cui venne fondata, secondo la tradizione, Roma) è uno dei tanti parchi pubblici di Roma, risultato della trasformazione di una villa, Villa Mattei, costruita verso la fine del XVI secolo e sotto la quale sono stati ritrovati interessanti resti di ricchi edifici romani.
Era molto tempo che non capitavo da quelle parti così l’altro giorno, approfittando della bella giornata e di un momento di pausa tra un impegno e l’altro, ci sono entrato con l’intenzione di andar avanti nella lettura di un interessante libro di Philip Roth, e mi sono seduto su una panchina in uno dei suoi angoli più tranquilli. Quello in cui, al centro di uno largo spiazzo, troneggia l’obelisco egizio di Ramsete II, proveniente dal Tempio del Sole a Eliopoli (tra le varie leggende che lo accompagnano, c’è quella secondo cui la sfera alla sua somità conterrebbe le ceneri di Augusto).
Distogliendo ad un certo punto gli occhi dalla lettura, mi sono accorto che proprio sulla panchina  opposta alla mia, parzialmente nascoste dal piedistallo dell’obelisco, erano sedute due persone. La curiosità non è solo femmina, e così invece di riprendere la lettura, mi sono fermato a guardale. Lei era una ragazza giovane, forse giovanissima (a giudicare dai suoi movimenti più che dai suoi lineamenti che distinguevo a malapena)  lui forse un pò più grande ma non ne sono sicuro. Quello che è certo è che erano abbracciati (anche se abbracciati non rende l’idea, forse il termine giusto è: aggrovigliati tra di loro) e si stavano scambiando affettuosità in un modo così intenso ed al tempo stesso così delicato, da catturare completamente la mia attenzione. Tanto che ad un certo punto anche loro si devono essere accorti del mio sguardo, perchè si sono un pò ricomposti, pur restando abbracciati sulla panchina a parlare ed ad accarezzarsi. Io sono arrossito al solo pensiero di essere stato scambiato per un guardone (anche se, in effetti, li stavo guardando, quindi tecnicamente lo ero) ed ho abbassato di nuovo  gli occhi sul mio libro, ma invece di riprendere a leggere, ho continuato ad elaborare i pensieri che mi stavano vorticando per la mente.
Pensavo alla spensierata gioventù che permette di vivere l’amore, l’attrazione, l’affetto in maniera totale, al di fuori dal tempo e dallo spazio, senza tutte le infrastrutture degli adulti con i loro, i nostri, “se” e “ma”, con la capacità di gioire di un bacio profondo, di una carezza,  di tutte le espressioni della sensualità e di apprezzarli nella loro pienezza e profondità.
Pensavo a Lorenzo de Medici ed il suo Trionfo di Bacco ed Arianna di cui tutti conosciamo l’incipit
Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

che è tutto un inno a cercare e vivere la felicità

Pensavo al tempo che passa, e mi chiedevo se quelle sono solo cose da giovani, se da adulti è possibile vivere, o rivivere, simili situazioni e lasciarsi andare chiudendosi alle spalle, sia pur per un breve periodo di tempo, le preoccupazioni, gli impegni, i doveri, tutti i fardelli che la vita, e spesso noi stessi,  ci ha messo sulle spalle, impedendoci di volare di nuovo nel cielo come un gabbiano
Pensavo a quella citazione tratta da “Le Fate Ignoranti” che ho già riportato in passato
Che stupidi che siamo,
quanti inviti respinti, quanti…
quante frasi non dette,
quanti sguardi non ricambiati…
tante volte la vita ci passa accanto
e noi non ce ne accorgiamo nemmeno
ed alla fortuna, ma anche al terrore, che può provare un adulto, che forse proverei io, se invece mi accorgessi che la vita mi sta passando accanto ma riesco solo a sfiorarla con le dita.
Pensavo alla pubblicità di una famosa carta di credito che ammette di poter servire a comprare molte cose, tranne quelle che non hanno prezzo, come un bacio ed un abbraccio d’amore, che si possono solo donare o ricevere, non certo comprare (anche se c’è chi crede che sia possibile comprare anche l’amore, mentendo a se stesso sapendo di mentire), e proprio per questo sono le cose più rare  e preziose che esistano
Poi, senza guardarmi intorno, mi sono alzato e sono andato via per non disturbare oltre, ringraziando mentalmente gli occupanti di quella panchina per le cose belle che mi avevano fatto ricordare,  con una punta di sana invidia per loro e per il momento che stavano vivendo e condividendo.

Santa Passera

No, non è una bestemmia, è che voglio proprio parlarvi della chiesa di Santa Passera. Finalmente la Chiesa ha capito che la sessualità non è un peccato ma anzi va glorificata, starete pensando  … purtroppo no, mi spiace disilludervi ma non esiste una santa di nome “Passera” nell’elenco ufficiale dei santi, anche se ci sono molti seguaci ed adoratori della stessa (anche io, d’altronde …)
In realtà, come per San Cosimato (altro santo che non esiste ma a cui è dedicata una chiesa in trastevere), secondo alcuni studiosi il nome deriverebbe da Abbas Cirus (Padre Ciro) in quanto nella chiesa sarebbero stati seppelliti i resti di due martiri cristiani, Ciro appunto (un medico) e Giovanni (soldato e discepolo di Ciro), crocifissi e decapitati in Egitto durante la persecuzione di Diocleziano. Nel tempo il nome avrebbe subito alcune varianti: Abbaciro, Appaciro, Appacero, Pacero, Pacera ed infine Passera. Originariamente posizionata in piena campagna, ora è invece parte del tessuto cittadino, e conserva il suo fascino nonostante l’aspetto dimesso ed un po’ abbandonato.
La chiesa, molto semplice nella sua struttura ad aula singola, doveva essere in passato riccamente decorata, ma di queste pitture restano ormai poche tracce riconducibili al medioevo ma anche ad epoche precedenti, anche se non è noto il preciso periodo in cui è stata costruita. Le testimonianze scritte più antiche risalgono al VIII secolo anche se la leggenda dice che le reliquie dei due martiri furono portate a Roma nel V secolo e seppellite sotto il pavimento di una chiesetta di campagna di proprietà di una ricca vedova di nome Teodora (reliquie che in teoria sono ancora  lì, non essendo noto il luogo esatto in cui sarebbero state sotterrate).
Sotto la chiesa, che è sopraelevata e a cui si accede attraverso un coppia simmetrica di scalinate, c’è una cripta, anche essa in condizioni disastrose, e sotto ancora un ambiente ipogeo, chiaramente un sepolcro di epoca romana, datato intorno al III secolo, costruito a circa 3 miglia dalle porte della città, nel rispetto delle leggi funerarie del tempo.
Un dei tanti posti interessanti di Roma che meritano una visita.

Sei come sei

Scorrendo la lista dei titoli nella biblioteca comunale, lo sguardo mi è caduto su un libro come tanti, che però ha fatto squillare in me un campanello d’allarme. L’ho preso, ho letto la quarta di copertina, e mi sono ricordato di una polemica scoppiata 2-3 anni fa in un liceo di Roma relativa a questo libro giudicato “pornografico” da alcune organizzazioni diciamo un po’ … conservatrici.

L’ho preso in prestito e l’ho letto. Bel libro, che di pornografico non ha veramente niente, ma racconta una piccola storia, purtroppo realistica anche ora, nel 2017, in Italia. La storia di una ragazzina con due papà che ad un certo punto perde il papà biologico e con lui anche l’altro papà che per la legge non è nessuno (e che la famiglia del papà biologico, tanto brava ed onesta, non fa niente per aiutarlo a stare vicino alla figlia, ovviamente solo per “proteggere” la ragazzina, sia chiaro). E così il libro si dipana tra le avventure della ragazzina che, bullizzata a scuola, ha una reazione rabbiosa che la spinge a scappare via ed andare alla ricerca dell’unico papà che le è rimasto e la storia d’amore tra i due uomini e delle motivazioni che li hanno poi portati ad affrontare un percorso genitoriale.

Temi delicati, temi attuali visti che ancora oggi il genitore non genetico (che sia uomo o donna) non ha   alcun diritto, e neanche alcun dovere,  verso un minore anche se questi da sempre lo ha chiamato mamma o papà, e con lei (o lui) ha fatto la pappa, è andato al parco giochi, ha giocato e si è accoccolato a guardare un cartone animato .

C’è chi potrebbe dire che la storia raccontata rappresenta un caso limite, purtroppo non è così, anche perchè oltre alle disgrazie esistono anche le separazioni, nè più nè meno di quello che capita alle coppie eterosessuali.

sei

Una lettura interessante  senza essere troppo impegnativa .

Basta che funzioni?

Si dice che nelle coppie consolidate, di lungo corso, spesso la spinta sessuale diminuisca fin quasi a scomparire. Se questo accade ad entrambi, se l’età, gli ormoni o non so cosa altro porta entrambi i partner a ritenere non essenziale, non importante, addirittura noioso, il sesso, ma se questo non impedisce di stare bene insieme, di condividere emozioni di tipo diverso, di portare avanti una vita a due soddisfacente anche in quanto “vita  a due” … bè allora si ha quello che si può definire amore senza sesso (o, se preferite, amore che va oltre il sesso).
E’ però difficile, a mio avviso, che un tale percorso si evolva in perfetta sincronia all’interno della coppia, ed è più probabile invece, sempre in uno scenario di rapporto di coppia positivo e costruttivo, che sullo scambio di emozioni sessuali si crei una spaccatura. Uno dei due li desidera, l’altro no. E qui non si tratta di risolvere il tipico problema del “andiamo in vacanza al mare o in montagna?”, perchè l’unica soluzione è che uno dei due (o entrambi) si sacrifichi, o accettando una castità indesiderata, o “subendo” una attività sessuale. Entrambe le soluzioni non credo siano soddisfacenti, non ritengo possano essere vissute positivamente da entrambi.
Soluzione?  il partner che male sopporta la castità può cercare e trovare il proprio appagamento al di fuori della coppia. Un pò come dire che se lui (per esempio) ama il calcio ma lei no, ed è l’unica cosa che non condividono, lui ogni tanto se ne va da solo allo stadio, si gode la partita, e poi torna a casa tutto contento e soddisfatto. L’altro partner si ritrova insieme ad una persona con cui sta bene, che è anche più serena, e senza dover fare nessun “sacrificio” materiale. E tutto funziona … o no?
funziona