Riso venere con vongole e pesce spada

Riso Volevo fare un primo che si potesse mangiare tiepido, e così ho pensato al riso venere. Riso che è stato creato una quindicina di anni in Italia fa incrociando una pianta asiatica di riso nero con una varietà bianca italiana. Di fatto è un riso integrale con alto contenuto di fibre, che ormai si trova sugli scaffali dei supermercati (e costa più di un riso tradizionale).

Per insaporire il riso ho pensato di usare delle vongole e, non volendo cucinare anche un secondo, vi ho aggiunto del pesce spada. Ecco cosa ho utilizzato e come ho proceduto:

Ingredienti (per 4 persone)

Riso Venere: 300 g.
Vongole: 1 kg
Pesce spada: 300 g (due tranci)

e poi: prezzemolo tritato, zenzero (fresco), olio, sale, pepe

Preparazione

Per prima cosa ho messo su una pentola con abbondante acqua, quando è arrivata a bollore ho aggiunto il sale (con moderazione) e quindi il riso. Tenete presente che il riso venere tiene benissimo la cottura, e qualche minuto in più di quanto consigliato (nel mio caso rispetto ai 18-20 minuti suggeriti ne ho fatti passare 25-26). Mentre il riso cuoceva, in una padella a bordi alti ho scaldato dell’olio e vi ho versato le vongole, coprendo poi la padella con un coperchio per aumentare la temperatura interna. Pochi minuti e le vongole si sono aperte. Le ho via via private del guscio e messe a riposare in una scodellina tenendone alcune con il guscio per decorazione. Ho sbucciato lo zenzero e l’ho grattugiato servendomi di una normale grattugia per il parmigiano, raccogliendo in un piatto sia il liquido che fuoriusciva sia le fibre che man mano si staccavano. Infine ho tagliato i due tranci di pesce spada a dadini, pronti per essere scottati in padella.

Quando il riso ha raggiunto una cottura al dente (non meno di 25 minuti), l’ho scolato ben bene, e versato in una zuppiera capace, ho aggiunto le vongole sgusciate, un po’ di olio ed il succo ottenuto strizzando lo zenzero tritato (in alternativa allo zenzero si può usare del succo di limone, ma il sapore del limone è più invasivo), del prezzemolo tritato e ho mescolato lasciando poi riposare pochi minuti. Nel frattempo in una padella con un po’ d’olio ho saltato i dadini di pesce spada condendoli con sale e pepe secondo il gusto personale.

A questo punto si tratta solo di impiattare: con un coppapasta ho creato al centro del piatto un tortino di riso venere con le vongole, sopra il quale ho adagiato un paio di cucchiai di pesce spada. Tutto intorno ho disposto le vongole con il guscio, e rifinito il piatto con del l’altro prezzemolo tritato ed un giro di olio.

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Tempesta

Cammino per le strade del porto, deserte in questa gelida alba invernale. Il vento pare voglia tagliarmi via il viso a pezzettini, abbasso il capo coperto dal cappuccio della giacca a vento e procedo.
Arrivo sul molo, contro il quale le onde  si infrangono spargendo spruzzi di acqua ghiacciata e riempiendo l’aria di un odore salmastro. Guardo il cielo turbolento che lentamente sta rischiarando, senza rendere meno minacciose le nuvole che il vento trascina rapidamente sopra la mia testa.
Pioverà, tra poco pioverà, lo sento dall’aria, aria di tempesta,  lo confermano i gabbiani che volano sempre più bassi sul mare.

Mai come in questo momento le condizioni climatiche somigliano al mio stato d’animo. Guardo le acque, minacciose ma affascinanti, forse lì sotto, in fondo al mare, tutto è tranquillo e le intemperie non fanno sentire la loro voce. Forse anche io vi troverei tranquillità. Forse …

tempesta
(Foto scaricata da WEB)
Non cado in tentazione, torno sui miei passi e mi allontano da quegli ipnotici gorghi, per cercare un angolo dove trovare riparo in attesa che tutto passi. Perché tutto passa, e domani il sole splenderà di nuovo, anche dentro di me.

Involtini di petto di pollo

Il petto di pollo è ottimo per preparare un secondo veloce e sano (carne bianca), anche semplicemente passandolo in padella o sulla griglia. L’altro giorno ne ho realizzata una versione un po’ meno dietetica, ma molto adatta a soddisfare lo stomaco, ed il palato, di ragazzi poco amanti di intingoli,  erbe aromatiche, ecc.

Come sempre uno dei requisiti base era di impiegare poco tempo ed utilizzare pochi ingredienti. Ecco cosa ho combinato:

Ingredienti (per 4 persone)

Petti di pollo a fette: 4-500 g.

Prosciutto cotto: 50 g.

Parmigiano Reggiano: 100 g.

e poi: olio e sale

Preparazione

Su un tagliere ho disposto le fettine di petto di pollo, tagliandole a metà se erano troppo grandi (questo non è necessario, ma io trovo più gradevole servire dei mini involtini), le ho salate leggermente, poi su ogni fetta ho disposto una fetta di prosciutto cotto di pari dimensioni ed una fettina di parmigiano reggiano. (qualche volta ho provato anche a sostituire il prosciutto conto con dello speck e con del crudo, ma a mio avviso il sapore è troppo forte). Ho poi avvolto le fettine su se stesse, creando dei piccoli involtini che ho fissato con degli stuzzicadenti.

Quindi ho fatto andare un po’ di olio in una padella con fondo antiaderente abbastanza ampia da contener tutti gli involtini,   ed ho rosolato gli involtini per qualche secondo aiutandomi con un cucchiaio per scottarli da tutti i lati. Poi ho abbassato il fuoco e coperto la padella (ma va anche bene anche una casseruola, purchè delle giuste dimensioni) , e fatto cuocere per una decina di minuti, girando un paio di volte gli involtini per avere una cottura omogenea. Volendo si può anche sfumare con un po’ di vino bianco, ma essendo per dei ragazzino io ho evitato. A cottura ultimata, ho eliminato gli stuzzicandenti ed impiattato nappando gli involtini con il liquido di cottura.

Il risultato finale lo vedete qui sotto (io ho completato il piatto con delle patate al forno preparate secondo il procedimento classico, solo tagliate a dadini piccolini)

involtini

GNAM

Che un blog (anche) di cucina ci sta,  anche se in questo caso l’acronimo sta per Galleria Nazionale di Arte Moderna.

Sono tornato dopo circa un anno a visitarla e devo dire che il nuovo allestimento non mi ha convinto, presentando più ombre che luci.

Di apprezzabile c’è senz’altro io recupero degli spazi architettonici, ora molto più luminosi, ma fa un po’ impressione il grande salone centrale (dove prima erano esposte opere del ‘900) completamente vuoto.

Inoltre la collocazione delle opere nelle varie stanze, che non è più cronologica ma per assonanze, o contrasti è spesso di difficile lettura per il non adepti ai lavori e non ci sono pannelli esplicativi. La mia impressione è che si sia voluto impostare il tutto  in maniera un po’ scenografica (per il grande pubblico) e un po’ machiavellica. Il risultato non è il massimo.

E poi … troppe fotografie di dubbia qualità artistica. Insomma, in definitiva una delusione.

Sarde a Beccafico

Le sarde sono un pesce povero, che costa poco e quindi non è facile trovare sui banchi delle pescherie (poco margine), e che io trovo delizioso. Di ricette di sarde a becafico ce ne sono diverse, alcune prevedono di friggere le sarde, altre l’uso del pomodoro, io vi propongo la versione in bianco e al forno, che è quella che gradisco di più.

Non essendo un fulmine di guerra, in cucina, è un piatto che in genere preparo nei fine settimana, quando ho un pò più di tempo da dedicare a questo hobby, ed il dramma è che ci impiego molto tempo per prepararle, ma pochissimo a mangiarle.

Ingredienti (per 2 persone … golose)

Sarde fresche 700 g.

Pinoli 2 cucchiai

Uva sultanina 3 cucchiai

Pan grattato 150 gr

Alice sotto sale/sott’olio 3

Limone 1 e 1/2

e poi: olio, sale, prezzemolo tritato, foglie di alloro, zucchero

Preparazione

La prima cosa (lunga  e noiosa) da fare è pulire le sarde, a meno che non siate così fortunati da avere un pescivendolo gentile che lo fa per voi. Infilate il pollice destro nella pancia della sarda e poi lo fate scorrere lungo la lisca verso la coda  fino ad aprirla a libretto, quindi levate la lisca, sciacquate e mettete a riposare la sarda aperta su dei fogli di carta da cucina (io levo anche la pinna dorsale, ma non tutti lo fanno).

Mentre aspettate che le sarde si asciughino un pò, mettete in ammollo l’uva sultanina in acqua tiepida, in una padella tostate i pinoli e dopo, nella stessa, fate sciogliere i filetti di alici (dissalati) in un paio di cucchiai di olio, quindi aggiungete il pan grattato e fatelo dorare. Su un tagliere tritate l’uva sultanina (strizzata) ed i pinoli, poi mescolateli in una ciotola insieme a del prezzemolo tritato ed al pan grattato, amalgamando il tutto con dell’olio.

Mettete in un’altra ciotola il succo di mezzo limone, aggiungete una pari quantità di olio ed emulsionate il tutto, infine lavate le foglie di alloro e dal limone ricavate delle fettine a mezzaluna non troppo spesse.

A questo punto siamo pronti a preparare le sarde: disponetele (un po’ alla volta) su un tagliere, con la pelle verso il tagliere, cospargetele con un minimo di sale, poi mettete dalla parte della testa un cucchiaino del composto formato da pan grattato, uva sultanina, pinoli e prezzemolo ed arrotolate ogni sarda  come fosse un involtino. In una teglia antiaderente disponete gli involtini in più file,  alternando tra una sarda e l’altra o una foglia di alloro o una fettina di limone. Quando avete finito spolverate le sarde con dello zucchero, spargetevi sopra l’eventuale composto residuo e irrorate con l’emulsione di olio e limone.

Infornate a 180° per circa 15-20 minuti e poi … a tavola

Immagine   Io ho usato delle fettine di limone e del prezzemolo tritato per decorare il piatto.

La La Land

Ci sono film che appassionano, ci sono film che emozionano, film che commuovono e film che dividono. La La Land  è tutto questo e non solo. Un omaggio ai musical anni ’40 e ’50 ma non è un musical,  è una storia d’amore o forse di amori, è allegro ma anche triste, o forse è semplicemente qualcosa che fa parte di noi perchè racconta di sogni realizzati e sogni che nella vita restano tali. E fare un bilancio è sempre tanto, troppo difficile.

Di certo è un film che prende l’anima e la scuote un po’, e se alla fine fa spuntare qualche lacrima (o anche di più), non è poi detto che sia un male.

A me è piaciuto molto, ad altri no … ma voi andatelo a  vedere e poi mi direte!

 

Amatriciana eterodossa

Piatto molto semplice e veloce, adatto a placare la fame di figli o amici bisognosi di conforto culinario. L’amatriciana è un piatto da gustarsi senza se e senza ma, facendoci poi eventualmente una scarpetta finale. C’è chi la fa con la cipolla chi senza, chi con il guanciale chi con la pancetta, nel sito dedicato alla amatriciana http://www.matriciana.com/ si raccomanda di farla con guanciale e pecorino di Amatrice. Io però la faccio così (ed i puristi si astengano dal criticare)!

Ingredienti (per 4 persone affamate)

250 gr. di pancetta a dadini

400 gr. di passata di pomodoro

125 gr. di pecorino romano

500 gr. di mezze maniche (io uso la Garofalo)

e poi olio, sale grosso ed una punta di peperoncino fresco

Preparazione

Mettere su la pentola dell’acqua sul fuoco e, mentre si aspetta che arrivi a bollore, scaldare in una ampia padella un po’ di olio (usando la pancetta ci vuole, se si usasse il guanciale se ne potrebbe fare a meno perchè basterebbe il grasso rilasciato dalla stessa) con una punta di peperoncino e fatevi rosolare la pancetta finchè risulta leggermente croccante, poi levarla e tenerla al caldo. Nella stessa padella versare la passata di pomodoro e far restringere,  salando un pò se necessario (molto dipende dal sapido che avrà rilasciato la pancetta nell’olio)

Quando l’acqua raggiunge l’ebollizione, salare e calare le mezza maniche fino quasi a cottura ultimata. Scolare  la pasta quando sarà molto al dente e ripassarla nel sugo di pomodoro, saltandola e aggiungendo un po’ dell’acqua di cottura (se necessario), metà della pancetta ed un pò di pecorino.

Impiattare aggiungendo la pancetta residua ed una abbondante spolverata di pecorino.

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