Cattivo gusto

La pubblicità è l’anima del commercio, ed ormai i lettori sono molto navigati ed è difficile far colpo su di loro. Questo spiega perchè i pubblicitari cerchino sempre idee nuove per stupire ed incentivare le vendite di un prodotto.

A volte però questa ricerca continua del colpo ad effetto si può ritorcere come un boomerang contro il prodotto stesso. E questo è secondo me il caso di una birra prodotta dal microbirrificio Deep Beer, cui è stato dato il nome di Deep Throat che forse voleva da una parte richiamare il birrificio e dall’altra sottolineare come sia facile berla in grande quantità. Fatto sta che l’unione delle due parole ha un chiaro significato sessuale.

Si può pensare che il nome sia sembrato divertente, goliardico, come è stato a suo tempo per il Punto G del birrificio “Il Birrone”, ma l’errore secondo è stato scegliere una etichetta estremamente esplicita, che ha reso il prodotto finale con un “packaging” non solo volgare  e becero, ma anche sessista in quanto guarda caso rappresenta una donna in atteggiamento esplicitamente prono come potete vedere.

birra

Ecco, io una birra così, fosse anche la migliore al mondo ed io stessi morendo di sete, avrei difficoltà a berla.

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Involtini di petto di pollo

Il petto di pollo è ottimo per preparare un secondo veloce e sano (carne bianca), anche semplicemente passandolo in padella o sulla griglia. L’altro giorno ne ho realizzata una versione un po’ meno dietetica, ma molto adatta a soddisfare lo stomaco, ed il palato, di ragazzi poco amanti di intingoli,  erbe aromatiche, ecc.

Come sempre uno dei requisiti base era di impiegare poco tempo ed utilizzare pochi ingredienti. Ecco cosa ho combinato:

Ingredienti (per 4 persone)

Petti di pollo a fette: 4-500 g.

Prosciutto cotto: 50 g.

Parmigiano Reggiano: 100 g.

e poi: olio e sale

Preparazione

Su un tagliere ho disposto le fettine di petto di pollo, tagliandole a metà se erano troppo grandi (questo non è necessario, ma io trovo più gradevole servire dei mini involtini), le ho salate leggermente, poi su ogni fetta ho disposto una fetta di prosciutto cotto di pari dimensioni ed una fettina di parmigiano reggiano. (qualche volta ho provato anche a sostituire il prosciutto conto con dello speck e con del crudo, ma a mio avviso il sapore è troppo forte). Ho poi avvolto le fettine su se stesse, creando dei piccoli involtini che ho fissato con degli stuzzicadenti.

Quindi ho fatto andare un po’ di olio in una padella con fondo antiaderente abbastanza ampia da contener tutti gli involtini,   ed ho rosolato gli involtini per qualche secondo aiutandomi con un cucchiaio per scottarli da tutti i lati. Poi ho abbassato il fuoco e coperto la padella (ma va anche bene anche una casseruola, purchè delle giuste dimensioni) , e fatto cuocere per una decina di minuti, girando un paio di volte gli involtini per avere una cottura omogenea. Volendo si può anche sfumare con un po’ di vino bianco, ma essendo per dei ragazzino io ho evitato. A cottura ultimata, ho eliminato gli stuzzicandenti ed impiattato nappando gli involtini con il liquido di cottura.

Il risultato finale lo vedete qui sotto (io ho completato il piatto con delle patate al forno preparate secondo il procedimento classico, solo tagliate a dadini piccolini)

involtini

Tempesta

Cammino per le strade del porto, deserte in questa gelida alba invernale. Il vento pare voglia tagliarmi via il viso a pezzettini, abbasso il capo coperto dal cappuccio della giacca a vento e procedo.
Arrivo sul molo, contro il quale le onde  si infrangono spargendo spruzzi di acqua ghiacciata e riempiendo l’aria di un odore salmastro. Guardo il cielo turbolento che lentamente sta rischiarando, senza rendere meno minacciose le nuvole che il vento trascina rapidamente sopra la mia testa.
Pioverà, tra poco pioverà, lo sento dall’aria, aria di tempesta,  lo confermano i gabbiani che volano sempre più bassi sul mare.

Mai come in questo momento le condizioni climatiche somigliano al mio stato d’animo. Guardo le acque, minacciose ma affascinanti, forse lì sotto, in fondo al mare, tutto è tranquillo e le intemperie non fanno sentire la loro voce. Forse anche io vi troverei tranquillità. Forse …

 

tempesta
(Foto scaricata da WEB)
Non cado in tentazione, torno sui miei passi e mi allontano da quegli ipnotici gorghi, per cercare un angolo dove trovare riparo in attesa che tutto passi. Perché tutto passa, e domani il sole splenderà di nuovo, anche dentro di me.

Corro

Corro, sui sanpietrini sconessi del vicolo, urtando i turisti che passeggiano con indolenza nella zona pedonale. Corro, e sento l’affanno crescere, il cuore pulsare sempre più forte. Devo smettere di fumare, cazzo – mi dico – come se anni di vita sedentaria, di serate trascorse a bere vino fino a tardi davanti ad una tastiera non avessero fatto altrettanti, se non maggiori, danni.

Corro, e per schivare una mamma con passeggino appoggio la caviglia male e sento un dolore lancinante. Ma corro, perchè il dolore non è abbastanza forte da fermarmi. Ora affronto la salita, ed è terribile, la milza mi duole, il corpo è scosso da tremiti sempre più profondi, ma non mi arrendo, non posso arrendermi.

E finalmente arrivo davanti al portone, frugo febbrilmente nelle tasche dei jeans e fatico ad estrarre il mazzo di chiavi. Con la vista  annebbiata infilo la chiave della serratura ed entro nell’atrio delpalazzo, poi la porta di casa, e finalmente  tiro un sospiro di sollievo e mi rilasso.

La felicità a volte è trovare il bagno di casa libero.

ILVA

E’ scoppiata la grana ILVA, i sindacati minacciano lo sciopero ad oltranza, il ministro disdice all’ultimo minuto l’incontro con la Ancelor Mittal, la nuova proprietà, che a sua volta si dice sconcertata.

E’ il gioco delle parti, un gioco che ormai si conosce bene e che non dovrebbe sorprendere. La Ancelor Mittal voleva sedersi al tavolo della trattativa forte del suo piano industriale che prevede circa 4000 esuberi e la ridiscussione dei livelli salariali e del tipo di contratto da applicare nella nuova società (per intenderci, il cosiddetto “Job act”). 4000 esuberi che non andrebbero in mezzo alla strada, ma verrebbero utilizzati, almeno per i prossimi 5 anni (ma si sa, in Italia niente è più definitivo delle situazioni temporanee) dallo stato in attività relative alla bonifica dei siti inquinati dell’acciaieria.

ilva

(immagine scaricata dal WEB)

Sapete come andrà a finire? Che i sindacati sbraiteranno , la Ancelor Mittal accetterà di ridurre il numero di esuberi (che di certo ha gonfiato ad hoc) e proporrà un compromesso sui livelli salariali (per esempio, riconoscendo buona parte ma non tutto il contratto integrativo in essere). Così i sindacati potranno dire di aver ottenuto quasi due vittorie e faranno passare come inevitabile la applicazione delle leggi dello stato, ovvero del famigerato Job act, che assegna alla Ancelor Mittal la flessibilità(di licenziamento)  che le è indispensabile.

Vuoti

Non si riesce a capire veramente l’importanza di certe persone se non quando queste persone escono dalla nostra vita. E allora senti tutto il peso per averle trascurate, per non aver dedicato loro più tempo, anche se hai dedicato a loro tutto il tempo che ti era possibile, che eri in grado di dedicare.

barattoli

(immagine scaricata dal WEB)

Ed è paradossale che proprio ora che avresti più tempo quelle persone sono uscite dalla tua vita. E ti scopri a cercarle tra la folla. E ti scopri a cercarle in altri visi, in nuovi incontri, in nuove conoscenze, ma il raffronto è spesso impietoso.

Ma questa è la vita!

Sogni di Bunker Hill

Ultimo libro di John  Fante, scritto quando già stava male (anzi dettato alla moglie), ha ancora come protagonista Arturo Bandini. Libro strano per chi non conosce lo scrittore, rude, irriverente, iperbolico, che racconta la storia di Arturo che vuole diventare uno scrittore e   viene fagocitato nel folle mondo della Hollywood anni ’30 dove nessuno è veramente quello che è, ma non è neanche completamente diverso da quello che appare.

Con il suo stile crudo, a volte esagerato, assistiamo alle tragicomiche vicende lavorative  del protagonista, che si intrecciano con quelle personali ed amorose in un turbinio di eventi che coinvolge e non dà respiro al lettore.

fante

Un libro che si ama o si odia, ma se si ama fa venire voglia di leggere almeno gli altri che Fante ha dedicato al suo alter ego Arturo Bandini.