Coco

A roma la tradizione è che nel pomeriggio del primo dell’anno si va al cinema, possibilmente a vedere un cartone animato.

E le tradizioni si rispettano, per cui il primo dell’anno, sfidando bambini vocianti e a volte maleducati e genitori ancor più maleducati (oltre che incapaci di valutare se un film, sia pure a cartoni animati, è adatto ai loro figli) , la scelta è caduta sull’ultimo prodotto Disney Pixar: Coco.

Preceduto da un cortometraggio su Olaf (di Frozen) di cui francamente potevo fare a meno, il film si sviluppa in maniera organica su una storia ambientata in Messico nel giorno dei morti (Dia de los muertos), in cui si onorano in maniera molto profonda gli antenati, i quali sopravvivono proprio nella memoria della loro famiglia e scompaiono se nessuno li ricorda più. Ovviamente questo è lo spunto per una avventura che porta Coco nel regno dei morti alla ricerca delle sue radici, con risultati … sorprendenti.

Un bel cartone, per ragazzini, ma anche per adulti che abbiano conservato  da qualche parte un   po’ della loro anima bambina. Non adatto però ai bambini troppo piccoli (alcuni dei quali sono stati in effetti terribili, durante la visione del film. Ma non è colpa loro, è colpa dei genitori che scelgono  film non adatti ai loro figli)

coco

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Nel traffico

Il traffico di Roma è abbastanza caotico, ma sapendo scegliere le strade giuste in base agli orari in genere uno riesce a cavarsela. Il problema è che basta il minimo intoppo per creare ingorghi mostruosi. L’altra sera stavo tornando  a casa dal lavoro, ed all’improvviso mi sono trovato davanti ad un muro di lamiera senza la possibilità di svicolare, ed ho dovuto aspettare un buon quarto d’ora che la situazione si normalizzasse. Così, fermo, dentro l’auto, al riparo dal cattivo tempo,  quando ho capito che non era cosa ho spento il motore e mi sono armato di pazienza, guardando fuori il finestrino  per distrarmi un po’ .
E guardandomi intorno, a poca distanza sulla mia destra, ho avvertito un movimento e lo sguardo è corso verso una macchina parcheggiata nella penombra della sera. Ora, non è che uno vuole guardare, ma se si sta fermi e non si ha niente da fare … bè si osserva. Ed io ho osservato.
Nell’abitacolo anteriore c’era una coppia che si scambiava effusioni incuranti dei motorini che sfrecciavano a pochi centimetri da loro, sentendosi protetti dall’oscurità e dalla pioggia battente. Non mi sembravano giovanissimi (anzi, li avrei definiti abbastanza attempati se …  avessi il coraggio di definire me stesso attempato),  ma apparivano estremamente appassionati e presi dalla reciproca vicinanza. Guardandoli non ho potuto che pensare che l’amore non ha età, che non è vero che con il tempo i desideri svaniscono necessariamente, che l’amore non è solo roba da ragazzi, e che è sempre bello perdersi nell’abbraccio della persona amata.
Una scena a suo modo affascinante, un po’ rubata, ma con un pizzico di invidia. Poi la macchina davanti a me è ripartita, ed anche io sono andato via.

Wonder

Film tratto dall’omonimo libro di  R.J. Palacio, che narra delle “difficoltà” di un bambino di 11 anni con una deformità fisica del viso ad inserirsi in una realtà “normale” come quella di una scuola equivalete alla nostra prima media.

Diciamo subito che non è un capolavoro, ha una sceneggiatura abbastanza prevedibile e scontata anche per chi non ha letto il libro, un finale altrettanto scontato e particolarmente ottimista.

Di contro però, è interpretato stupendamente da tutti gli attori , Owen Wilson in primis, riesce a far vedere sovrapponendoli anche temporalmente i punti di vista di diversi protagonisti, con una trovata che non è originalissima ma funziona alla grande, ma soprattutto affronta con leggerezza il tema del bullismo scolastico che è sempre di attualità (evidentemente non solo in Italia).

Secondo me è un ottimo film natalizio, molto migliore di altre “commedie” all’italiana e non, adatto soprattutto ai ragazzini per i messaggi educativi che trasmette in maniera non noiosa. Non sarebbe male se fosse proiettato nelle scuole medie, perchè credo che servirebbe a molti ragazzini. In realtà servirebbe anche a molti adulti perchè il bullismo, la prevaricazione, la discriminazione del diverso, del più debole, è un problema ben più generalizzato, ma  temo che gli adulti siano molto meno sensibili a certi messaggi, purtroppo.

Un film da vedere, in ogni caso.

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“Produce innovazione digitale per valorizzare il modello tipico di azienda italiana e lo fa partendo da un pragmatico ascolto dei protagonisti, con un check digitale che rileva le competenze della governance, il modello organizzativo, il dialogo digitale del core business, la gestione del ciclo del credito”

Ammetto di aver letto più volte la descrizione di questa società, ma non ho capito proprio di cosa si tratta, eppure una certa dimestichezza con il mondo digitale dovrei averla. Trattasi delle prime righe che si trovano sul sito della IsiameD Digitale, una società a responsabilità limitata che ha avuto l’onore di ricevere, nella legge di stabilità appena votata in Camera e Senato grazie alla “fiducia”, uno stanziamento da 3 milioni di euro per “digitalizzare il made in Italy”.

A precisa domanda il ministro Calenda ha risposto di non saperne niente e di giudicare la cosa “stravagante”, ma ci ha pensato il senatore del PD Stefano Esposito  a chiarire la vicenda: “Si tratta di una marchetta”, un favore fatto ai verdiniani di ALA per ottenere i loro voti sulla manovra. Lo stesso senatore PD ha invitato i cittadini a non indignarsi perchè “Anche il Senato romano funzionava così”. Bene, almeno sappiamo qual è il programma del PD per le prossime elezioni: riportare l’Italia a 2000 anni fa.

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E poi ci si meraviglia se il PD è in caduta libera nelle intenzioni di voto per le prossime politiche.

 

Spelacchio

Lo vedo ogni mattina mentre accompagno mio figlio a scuola, il povero Spelacchio, partito (a quanto pare) in piena forma anche se destinato ad un rapido declino, ed arrivato a Roma dopo che con una specie di eutanasia involontaria la sua agonia è stata fortemente accelerata, come mostrano le due foto a confronto.

E sui giornali, nei telegiornali e sui social si è scatenata una lotta a base di accuse, controaccuse ed ironia (c’è chi ha suggerito di seppellirlo al Pantheon). Ma era proprio il caso di alzare un polverone per colpa di un semplice albero di Natale?

spelacchio

Di certo dietro ci sono rivalse politiche, gli avversari della Raggi usano l’albero per criticare la amministrazione, e il M5S difende a spada tratta l’operato della sindaca. La realtà (e credo di essere oggettivo) è che in effetti al vicenda di Spelacchio nel suo complesso è rappresentativa del modus operandi pentastellato.

Vediamo i fatti, quelli documentabili: il 13 novembre 2017 viene impegnata a bilancio la cifra di 48.677,08 euro  al fine di indire una gara per un valore massimo di 40.000 euro esclusi IVA e altri oneri per il servizio di trasporto, posa in opera,allestimento di un contenitore in legno e cemento di un abete di un’altezza di circa mt 20/22 circa verrà donato gratuitamente dalla Magnifica Comunità di Val di Fiemme – Cavalese. Il tutto da mettere in opera entro il 1 dicembre.

Possiamo dire che qualcuno si è svegliato all’ultimo minuto ed ora fa finta che una gara possa essere bandita ed aggiudicata in meno di due settimane (considerato che una volta aggiudicata, una ditta deve prendere l’abete, portarlo a  Roma e metterlo in posizione entro il 1 dicembre)? Infatti tre giorni dopo,  il 16 novembre, constatato che non c’erano i tempi per una gara (chi lo avrebbe mai detto tre giorni prima?) si decide di andare a trattativa diretta che guarda caso si chiude proprio con una cifra in linea con il budget definito. E per una cifra che è il triplo di quella spesa l’anno scorso.

Insomma, è una piccola dimostrazione di inadeguatezza unita all’arroganza che ormai contraddistingue il M5S a Roma per cui alle critiche si risponde con scuse sempre meno credibili, sottolineando gli insuccessi delle passate amministrazioni (verissime) senza ricordarsi però che loro sono stati eletti perchè erano diversi, perchè dovevano comportarsi diversamente dalle altre amministrazioni, e invece sono uguali agli altri, se non peggio. E a proposito della tanto sbandierata trasparenza del M5S, in effetti non è ancora chiaro se l’albero è stato donato o è stato pagato (da chi?), chi ha sbagliato e lo ha fatto appassire anzitempo, quali erano gli accordi con la ditta che ha firmato il contratto e quale le clausole del contratto stesso. Forse sarà il caso, a gennaio, di ricordare agli uffici comunali che anche l’anno prossimo il 25 dicembre sarà Natale, e forse è il caso di muoversi per tempo per evitare che la storia si ripeta.

 

Ikea

Ikea si è trovata ultimamente nell’occhio del ciclone in Italia a causa di alcuni licenziamenti di lavoratori avvenuti in circostanze non proprio limpide. Non conoscendo a fondo le situazioni non mi sento di esprimere un parere, e non è di quello che volevo parlare, anche se comunque faccio riferimento all’immagine del gruppo, una immagine ecologica e sostenibile perchè loro sono (cito dal loro sito istituzionale) “impegnati su tutti i fronti per avere un impatto positivo sulle persone e sul pianeta”

Orbene, l’altro giorno ero in effetti da Ikea per alcuni acquisti ed essendo ora di pranzo ho deciso di mangiare qualcosa al ristorante interno. Così ho fatto questa strana scoperta: il prezzo di una bottiglietta d’acqua da mezzo litro è di 1 (un) euro. Niente di strano dirà chi legge, è il prezzo medio cui vengono vendute a Roma. Il fatto strano è che invece a 99 centesimi è possibile acquistare un bicchiere che si può riempire più volte attingendo da dei rubinetti che forniscono aranciata, cola ed altre bevande gassate. Cioè il consumo di  bibite che fanno male, soprattutto agli adolescenti, che alimentano obesità ed altri scompensi soprattutto se bevute senza freni, viene incentivato a discapito del consumo di acqua, che è la bevanda più salutare che esiste? Alla faccia dell’impatto positivo sulle persone!

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Silenzi

A volte si sta in silenzio perchè non si ha niente da dire, a volte si sta in silenzio perchè si hanno troppe cose da dire, perchè accadono troppe cose e non c’è il tempo di raccontarle.

Questa fine d’anno è abbastanza convulsa,  impegnativa, ma anche questa volta ce la faremo!