Post Criptico

Sono giorni difficili, difficili per me, e ancor più difficili per chi vive, insieme e più di me,  le stesso periodo difficile. Perchè un equilibrio che con molto sforzo si tentava di mantenere all’improvviso è andato totalmente perso, come se ad un tavolino , casomai un po’ traballante ma che comunque restava in piedi, fosse tolta all’improvviso una delle quattro  gambe … e con tre sole gambe l’equilibrio è molto più instabile.

Cerco di guardare l’aspetto positivo, e cioè che forse domani si riuscirà a sostituire la gamba mancante con una più stabile, addirittura a rendere meno traballante il tavolino, ma questo domani, non oggi.

tavolo

 

 

 

Budapest

A volte capita di fare una follia, di cogliere al volo una occasione per una tre giorni fuori dalla routine. Questa volta si è trattato di un viaggio a Budapest, complice una offerta superscontata in periodo di bassa stagione.

Temevo il freddo ma il clima è stato clemente e non è stato diverso dal clima invernale di Roma (ma mi dicono che in inverno fa così freddo che capita che il Danubio ghiacci).

La città è carina e merita una visita, ma la cosa che più mi ha sconvolto è stata la efficienza dei mezzi pubblici. La puntualità dei tempio di passaggio (indicati ad ogni fermata), la frequenza dei mezzi, la linearità della rete integrate bus-tram-metropolitana, ha per un abitante di Roma dell’incredibile.

Qualcuno dirà che Budapest è più piccola, e che in periferia le cose sono diverse (ma l’albergo era tutt’altro che centrale eppure … e Budapest ha poco meno di 2.000.000 di abitanti, diciamo la metà di Roma). Resta il fatto che noi sui trasporti siamo da terzo mondo, e lo resteremo temo ancora a lungo. E che costeggiare in tram il Danubio è veramente affascinante!

TramNumero2Budapest

 

Basta che funzioni?

Si dice che nelle coppie consolidate, di lungo corso, spesso la spinta sessuale diminuisca fin quasi a scomparire. Se questo accade ad entrambi, se l’età, gli ormoni o non so cosa altro porta entrambi i partner a ritenere non essenziale, non importante, addirittura noioso, il sesso, ma se questo non impedisce di stare bene insieme, di condividere emozioni di tipo diverso, di portare avanti una vita a due soddisfacente anche in quanto “vita  a due” … bè allora si ha quello che si può definire amore senza sesso (o, se preferite, amore che va oltre il sesso).
E’ però difficile, a mio avviso, che un tale percorso si evolva in perfetta sincronia all’interno della coppia, ed è più probabile invece, sempre in uno scenario di rapporto di coppia positivo e costruttivo, che sullo scambio di emozioni sessuali si crei una spaccatura. Uno dei due li desidera, l’altro no. E qui non si tratta di risolvere il tipico problema del “andiamo in vacanza al mare o in montagna?”, perchè l’unica soluzione è che uno dei due (o entrambi) si sacrifichi, o accettando una castità indesiderata, o “subendo” una attività sessuale. Entrambe le soluzioni non credo siano soddisfacenti, non ritengo possano essere vissute positivamente da entrambi.
Soluzione?  il partner che male sopporta la castità può cercare e trovare il proprio appagamento al di fuori della coppia. Un pò come dire che se lui (per esempio) ama il calcio ma lei no, ed è l’unica cosa che non condividono, lui ogni tanto se ne va da solo allo stadio, si gode la partita, e poi torna a casa tutto contento e soddisfatto. L’altro partner si ritrova insieme ad una persona con cui sta bene, che è anche più serena, e senza dover fare nessun “sacrificio” materiale. E tutto funziona … o no?
funziona

Oggi

Oggi mi sento così, come una piazza vuota e solitaria, come una panchina inutilizzata.
Ma vorrei essere come questo gabbiano, che riesce ancora a volare sul mare blu.

Ostinazione

“Perchè mi ostino  a ragionare su questa avventura? Lascia che accada! Lascia che sia! Smettila di far resistenza prima ancora di cominciare! Sta accadendo ciò che doveva accadere! Fattene una ragione!”
A volte un breve paragrafo di un libro ti colpisce come  un pugnale. Sembra stato scritto apposta per te anche se sai che non è possibile. A volte nella vita, raramente, accadono delle cose impreviste, e a queste cose cerchi ostinatamente di dare una spiegazione logica: perchè è capitata, perchè proprio adesso e non ieri oppure domani, perchè in quel modo e non in un altro. Ti rifiuti di prendere atto che è capitata e basta. E’ capitata perchè doveva capitare, e l’unica cosa sensata da fare è non farsi domande e provare a viverla.
Ma l’uomo è fatto per farsi delle domande, anche quelle a cui sa che non è possibile dare una risposta definitiva. L’importante è riuscire comunque  a vivere questa cosa in attesa di capirla, in attesa di risposte che probabilmente non arriveranno mai!
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Sabbia

Tempo fa ero al mare, nonostante il tempo non amico, e mentre leggevo un libro mi sono sorpreso a giocherellare con la sabbia: ne prendevo un pò nel pugno e poi la lasciavo scivolare via.
Metafora della vita che scorre, dei bei momenti che viviamo e che passano con velocità impressionante. E analogamente a quei momenti passati, la sabbia va via, ma qualcosa rimane, qualche granello a ricordare che la sabbia c’è stata così come ciò che resta nella mente testimonia che non è stato un sogno, che quei momenti li abbiamo vissuti veramente, e forse non li vivremo più.
Voglio altra sabbia da vivere!
sabbia

Il bagno turco

Angela scende al capolinea del tram e si guarda intorno, un sorriso compare sulle sue labbra quando scorge Marco che la fissa ad una decina di metri di distanza. Venirsi incontro e stringersi in un forte abbraccio, in questo freddo pomeriggio autunnale, risulta automatico.
“Allora, dove andiamo ?” gli chiede lei
“Aspetta e vedrai!” Risponde lui con un sorriso sornione.
Poi la prende per mano e la guida per i vicoli del centro storico, fino ad arrivare di fronte ad un vecchio palazzo sulla cui facciata si apre una porta a vetri. Una volta entrati, Marco sbriga tutte le pratiche, poi consegna ad Angela una busta e le dice, sempre sorridendo davanti allo sguardo perplesso di lei: “Dunque, qui dentro c’è il costume da bagno (quello che avevi lasciato a casa mia questa estate) e le ciabattine, nello spogliatoio trovi l’asciugamano, ti cambi e mi aspetti all’uscita dall’altra parte. Io farò la stessa cosa nello spogliatoio dei maschi. Ci vediamo tra pochi minuti.”
Marco si avvia velocemente verso la porta con su l’immagine di un uomo, ha fretta di cambiarsi per riuscire ad accogliere Angela quando lei sarà pronta. Nello spogliatoio si toglie i vestiti che ripone ordinatamente in un armadietto, indossa il suo costume e le ciabatte da piscina, avvolge il corpo seminudo in un ampio asciugamano e si avvia nel locale comune. Passano pochi secondi e compare Angela, ancora un po’ frastornata ma intrigata.
“Insomma alla fine sei riuscito, con un po’ di inganno, a portarmici, in un hammam” dice lei
“Beh, te lo avevo promesso, no?” ribatte lui, poi la prende per mano e la guida giù per la scalinata che porta al bagno turco.
Il locale è deserto, c’è un solo cliente che sta andando via, così Marco ed Angela si dirigono verso il tepidarum, dispongono gli asciugamani su un ripiano di marmo e, dopo essersi bagnati il corpo, prendono la pasta-sapone all’olio d’oliva da spalmarsi per rendere la pelle più morbida e luminosa. La regola vorrebbe che ognuno badasse al proprio corpo, ma non c’è nessuno, così quel momento è una ottima occasione per accarezzarsi reciprocamente, con dei lunghi, dolci massaggi. Le mani corrono sulle spalle, sui fianchi, sulle cosce, fino ad arrivare ai piedi, con dei movimenti che sono per entrambi piacevoli, emozionanti, sensuali. E poi si stendono, uno affianco all’altro, tenendosi per mano in silenzio, mentre il calore dell’ambiente comincia a dilatare i pori ed attiva la sudorazione. Il rito dell’hammam si svolge secondo le regole, brevi soggiorni ai 45° del calidarium alternati da periodi di riposo nel tepidarum, i cui 36° sono un sollievo ogni volta che si esce, poi uno scrub, al termine del quale, dopo una doccia che lava via tutte le impurità emerse, la coppia si ritrova nel frigidarium, una vasca di acqua a 28° che però a quel punto sembra gelida.
Si immergono entrambi, fino ai fianchi, e finalmente possono abbracciarsi di nuovo per darsi conforto e calore. I corpi ormai tonificati reagiscono immediatamente, e l’abbraccio diventa sempre più intenso, arricchito da baci e carezze sulla pelle morbida
hammam
“Sei bellissima” le dice lui “ma in effetti lo sei sempre”
Lei sorride cercando di schernirsi, poi si stringe ancor di più a lui, abbracciandolo forte. Restando immerso dell’acqua, Marco si siede su uno degli scalini, e fa accomodare Angela sulle sue ginocchia, continuando ad accarezzarle ed a baciarle il corpo. Non sono arrivati altri clienti, il personale si è ritirato nella sua stanzetta e la piscina è defilata rispetto al resto dell’hammam. La situazione è troppo invitante per non approfittarne, e così le carezze di Marco si fanno sempre più insistenti, la sua mano scende fino a raggiungere il pube di Angela.
“No ti prego” gli dice la ragazza in tono poco convinto.
Marco la guarda, sorride, ma non smette con le sue carezze, mentre osserva il viso di Angela rilassato, anzi fa scivolare l’indice sotto il bordo del costume, e comincia a stuzzicarle il clitoride. Angela chiude gli occhi e reclina la testa all’indietro, lasciando che il braccio destro di Marco le tenga il corpo semisdraiato mentre assapora il piacere che quel dito malandrino sta generando con i suoi movimenti. Sotto il pelo dell’acqua la mano del ragazzo si muove lentamente, ed il dito penetra poco alla volta nel corpo di Angela, dalla cui bocca semiaperta cominciano ad uscire gemiti di piacere. Nella mente della ragazza non esiste più niente, neanche il remoto pensiero che qualcuno potrebbe arrivare, vuole solo che Marco non si fermi, che quel dito continui a darle piacere. Il suo respiro si fa più affannoso … Marco osserva quel viso, apprezza il piacere che ne traspare, lo vive come proprio, e continua a muovere la sua mano cercando di cogliere ogni reazione alle sue carezze.
“Sto per godere” gli sussurra ad un certo punto Angela “ti prego non ti fermare”
“Non ne ho la minima intenzione” vorrebbe rispondere il ragazzo, ma resta in silenzio e continua il suo massaggio senza modificare il ritmo della sua azione, poi un gemito sommesso e dei piccoli spasmi del corpo della ragazza gli confermano che ha raggiunto l’orgasmo. Allora delicatamente ritrae la mano e stringe nuovamente Angela in un lungo, interminabile, tenero abbraccio.

Un’emozione

Correva l’anno 1973, ed io scoprivo il teatro di Giorgio Gaber. Testi e canzoni impegnate, che invitavano a riflettere sulla realtà  che ci circonda, sulle nostre contraddizioni, sulle debolezze umane. Fra le tante me ne viene spesso in mente una, che allora devo dire non capivo più di tanto (ero giovane … perchè anche io sono stato giovane) tanto mi sembrava assurda.
Di quella canzone mi colpiva soprattutto il ritornello, ripreso nella parte finale, che qui riporto:
Un’emozione non so che cosa sia
ma ho imparato che va buttata via
Dolce prudenza, ti prego, resta ancora con me
da tanto tempo non soffro grazie a te

 

e che ovviamente non condivido, anche se ne riconosco la fondatezza. Le emozioni sono pericolose, e possono far soffrire, ma una emozione (e qui si parla di emozioni positive) non andrebbe mai buttata via, perchè le emozioni non tornano. Se ne possono vivere altre, nuove, forse anche migliori, ma quelle perse sono perse. E perderle è un grande peccato, anche se il pericolo di doverle pagare, ed a caro prezzo, è sempre dietro l’angolo.
Io credo che quando non avrò più voglia di vivere una emozione, quando diventerò troppo prudente, vorrà dire che sarò morto.

Gli uomini non cambiano

Dove, quando scrivo “uomini”, intendo il genere umano senza distinzione di sesso. Leggo un po’ ovunque di propositi di cambiamento (di se stessi) e di speranze di cambiamento (degli altri). Se è giusto, ed umano, credere in un domani migliore, penso sia invece diabolico sperare nei miracoli, nella bacchetta magica che cambi, dall’oggi al domani, la nostra vita. Anche perchè noi siamo oggi il frutto di un percorso di 20, 30, 40 o più anni che non si può cancellare all’improvviso.
Ricordo che anni fa una persona mi disse: “a volte per costruire è necessario distruggere, perchè un muro storto non si può raddrizzare”, ma la nostra vita non è un muro che si può distruggere impunemente, neanche se il fine fosse ricostruirla in meglio. Semplicemente non si può. E allora faccio mie le parole di una famosa scrittrice (vado a memoria) : il nostro più grande errore è cercare di destare in ciascuno (noi stessi o gli altri) quelle qualità che non possiede, invece di coltivare quelle che ha.
La canzone qui sotto c’entra poco (titolo a parte) ma è una di quelle che io amo moltissimo

Sono triste

Sono triste perchè ho perso una Amica. Sono triste ed anche un po’ arrabbiato, o forse deluso, perchè ho perso una amica.

Il bello è che lo sapevo che l’avrei persa, lo sapevo che la mia presenza, ora che lei ha cominciato una nuova importante relazione, sarebbe stata ingombrante. E mentre mi affannavo ad agevolare in ogni modo il nascere di questa relazione, mentre le prestavo la spalla per consolarla nei momenti di smarrimento, mentre le davo i consigli migliori su come gestire le sue paure, su come organizzare il regalo di compleanno ecc. io sapevo che sarebbe stato difficile conciliare la nostra Amicizia con la nuova relazione, perchè spesso su certi argomenti la gente è rigida ed autocentrata, difficile ma non impossibile.

Ma come lo sapevo io, lo sapeva anche lei, eppure non ha mosso un dito per evitare che  accadesse quello che è accaduto. Ha deciso fin dall’inizio di sacrificarmi , prima ancora che le fosse chiesto di sacrificarmi, omettendo di far presente che io esistevo. Omettendo di  dire quanto io le fossi stato vicino nei momenti bui e quanto la mia presenza fosse stata importante. E ora … beh ora non può più dire che esisto, vorrebbe dire che per mesi ha omesso di dare una informazione importante, troppo importante per esserle sfuggita per caso.

Facile dire, come ha detto pochi giorni fa “Io non voglio rinunciare a te ma non voglio mentire”, ben sapendo che ormai la strada era tracciata.  L’unica possibilità, l’unica via di uscita, sarebbe stata quella di dire finalmente la verità, e provare a vedere se le era concesso  (concesso, sia chiaro …) di non rinunciare a me. La risposta poteva essere un si o un no, ma la domanda era difficile da fare. E allora … meglio non farla, meglio non rischiare di avere problemi, mentre non rischiare di essere lasciata (il che dimostra quanta fiducia abbia nella solidità del suo amore) .

Va bene, faccio un passo indietro, anzi due, e dimentico tutte le professioni di amicizia. Che forse non era poi tale. Perchè l’amicizia vera non è per una pagina o un capitolo, ma è per tutta la storia.

amico