Villa Celimontana

Villa Celimontana, sulla somità del Celio (uno dei sette colli su cui venne fondata, secondo la tradizione, Roma) è uno dei tanti parchi pubblici di Roma, risultato della trasformazione di una villa, Villa Mattei, costruita verso la fine del XVI secolo e sotto la quale sono stati ritrovati interessanti resti di ricchi edifici romani.
Era molto tempo che non capitavo da quelle parti così l’altro giorno, approfittando della bella giornata e di un momento di pausa tra un impegno e l’altro, ci sono entrato con l’intenzione di andar avanti nella lettura di un interessante libro di Philip Roth, e mi sono seduto su una panchina in uno dei suoi angoli più tranquilli. Quello in cui, al centro di uno largo spiazzo, troneggia l’obelisco egizio di Ramsete II, proveniente dal Tempio del Sole a Eliopoli (tra le varie leggende che lo accompagnano, c’è quella secondo cui la sfera alla sua somità conterrebbe le ceneri di Augusto).
Distogliendo ad un certo punto gli occhi dalla lettura, mi sono accorto che proprio sulla panchina  opposta alla mia, parzialmente nascoste dal piedistallo dell’obelisco, erano sedute due persone. La curiosità non è solo femmina, e così invece di riprendere la lettura, mi sono fermato a guardale. Lei era una ragazza giovane, forse giovanissima (a giudicare dai suoi movimenti più che dai suoi lineamenti che distinguevo a malapena)  lui forse un pò più grande ma non ne sono sicuro. Quello che è certo è che erano abbracciati (anche se abbracciati non rende l’idea, forse il termine giusto è: aggrovigliati tra di loro) e si stavano scambiando affettuosità in un modo così intenso ed al tempo stesso così delicato, da catturare completamente la mia attenzione. Tanto che ad un certo punto anche loro si devono essere accorti del mio sguardo, perchè si sono un pò ricomposti, pur restando abbracciati sulla panchina a parlare ed ad accarezzarsi. Io sono arrossito al solo pensiero di essere stato scambiato per un guardone (anche se, in effetti, li stavo guardando, quindi tecnicamente lo ero) ed ho abbassato di nuovo  gli occhi sul mio libro, ma invece di riprendere a leggere, ho continuato ad elaborare i pensieri che mi stavano vorticando per la mente.
Pensavo alla spensierata gioventù che permette di vivere l’amore, l’attrazione, l’affetto in maniera totale, al di fuori dal tempo e dallo spazio, senza tutte le infrastrutture degli adulti con i loro, i nostri, “se” e “ma”, con la capacità di gioire di un bacio profondo, di una carezza,  di tutte le espressioni della sensualità e di apprezzarli nella loro pienezza e profondità.
Pensavo a Lorenzo de Medici ed il suo Trionfo di Bacco ed Arianna di cui tutti conosciamo l’incipit
Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

che è tutto un inno a cercare e vivere la felicità

Pensavo al tempo che passa, e mi chiedevo se quelle sono solo cose da giovani, se da adulti è possibile vivere, o rivivere, simili situazioni e lasciarsi andare chiudendosi alle spalle, sia pur per un breve periodo di tempo, le preoccupazioni, gli impegni, i doveri, tutti i fardelli che la vita, e spesso noi stessi,  ci ha messo sulle spalle, impedendoci di volare di nuovo nel cielo come un gabbiano
Pensavo a quella citazione tratta da “Le Fate Ignoranti” che ho già riportato in passato
Che stupidi che siamo,
quanti inviti respinti, quanti…
quante frasi non dette,
quanti sguardi non ricambiati…
tante volte la vita ci passa accanto
e noi non ce ne accorgiamo nemmeno
ed alla fortuna, ma anche al terrore, che può provare un adulto, che forse proverei io, se invece mi accorgessi che la vita mi sta passando accanto ma riesco solo a sfiorarla con le dita.
Pensavo alla pubblicità di una famosa carta di credito che ammette di poter servire a comprare molte cose, tranne quelle che non hanno prezzo, come un bacio ed un abbraccio d’amore, che si possono solo donare o ricevere, non certo comprare (anche se c’è chi crede che sia possibile comprare anche l’amore, mentendo a se stesso sapendo di mentire), e proprio per questo sono le cose più rare  e preziose che esistano
Poi, senza guardarmi intorno, mi sono alzato e sono andato via per non disturbare oltre, ringraziando mentalmente gli occupanti di quella panchina per le cose belle che mi avevano fatto ricordare,  con una punta di sana invidia per loro e per il momento che stavano vivendo e condividendo.
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Santa Passera

No, non è una bestemmia, è che voglio proprio parlarvi della chiesa di Santa Passera. Finalmente la Chiesa ha capito che la sessualità non è un peccato ma anzi va glorificata, starete pensando  … purtroppo no, mi spiace disilludervi ma non esiste una santa di nome “Passera” nell’elenco ufficiale dei santi, anche se ci sono molti seguaci ed adoratori della stessa (anche io, d’altronde …)
In realtà, come per San Cosimato (altro santo che non esiste ma a cui è dedicata una chiesa in trastevere), secondo alcuni studiosi il nome deriverebbe da Abbas Cirus (Padre Ciro) in quanto nella chiesa sarebbero stati seppelliti i resti di due martiri cristiani, Ciro appunto (un medico) e Giovanni (soldato e discepolo di Ciro), crocifissi e decapitati in Egitto durante la persecuzione di Diocleziano. Nel tempo il nome avrebbe subito alcune varianti: Abbaciro, Appaciro, Appacero, Pacero, Pacera ed infine Passera. Originariamente posizionata in piena campagna, ora è invece parte del tessuto cittadino, e conserva il suo fascino nonostante l’aspetto dimesso ed un po’ abbandonato.
La chiesa, molto semplice nella sua struttura ad aula singola, doveva essere in passato riccamente decorata, ma di queste pitture restano ormai poche tracce riconducibili al medioevo ma anche ad epoche precedenti, anche se non è noto il preciso periodo in cui è stata costruita. Le testimonianze scritte più antiche risalgono al VIII secolo anche se la leggenda dice che le reliquie dei due martiri furono portate a Roma nel V secolo e seppellite sotto il pavimento di una chiesetta di campagna di proprietà di una ricca vedova di nome Teodora (reliquie che in teoria sono ancora  lì, non essendo noto il luogo esatto in cui sarebbero state sotterrate).
Sotto la chiesa, che è sopraelevata e a cui si accede attraverso un coppia simmetrica di scalinate, c’è una cripta, anche essa in condizioni disastrose, e sotto ancora un ambiente ipogeo, chiaramente un sepolcro di epoca romana, datato intorno al III secolo, costruito a circa 3 miglia dalle porte della città, nel rispetto delle leggi funerarie del tempo.
Un dei tanti posti interessanti di Roma che meritano una visita.

Per favore stai zitta!

Bella sei bella, o almeno così a me sembri, ed hai lo sguardo giusto, l’abbigliamento giusto, il fisico giusto. E cerchi esattamente ciò che, specularmente, cerco io. Tutto perfetto, quindi, tutto combacia, però … per favore stai zitta, che quando parli, con la tua terribile inflessione dialettale, con i verbi sempre declinati nei  tempi sbagliati (ma te l’hanno insegnata la differenza tra congiuntivo e condizionale?) mi passa qualunque voglia.
E ti prego, se proprio devi scrivere, ricordati che non hai più 15 anni, e che solo a quella età è ancora permesso di violentare la lingua italiana abusando di “k” e di sigle non previste dal vocabolario italiano Zanichelli!
lingua

Antonia Masanello

Alzi la mano chi ha mai sentito parlare di Antonia Masanello! Eppure è una eroina del Risorgimento Italiano. Ma quando si parla di quel periodo storico, i nomi che vengono in mente sono tutti maschili. Al massimo si cita Anita, la compagna di Garibaldi, mentre in pochi conoscono invece la donna di cui voglio parlarvi.
Figlia di contadini, fin da giovanissima insieme al suo futuro marito aiutò chi scappava dal regno astro-ungarico  per trovare rifugio in Piemonte, e quando seppe che Garibaldi stava organizzando una spedizione in Sicilia si recarono entrambi a Genova per arruolarsi. Quando arrivò a Genova il  “Piemonte” ed il “Lombardo” erano già partire verso Marsala, ma loro si imbarcarono poche settimane dopo con una spedizione di rinforzo e raggiunsero  i Mille a Salemi subito dopo la Battaglia di Calatafini. Lì Antonia si arruolò con il nome di Antonio Marinello (il cognome del marito di cui si finge il fratello)  e venne inquadrata nel terzo reggimento della Brigata Sacchi, facendosi tutta la campagna di liberazione del sud Italia.
(Immagine scaricata da WEB)
Quando tutto fu finito i piemontesi smobilitarono le camice rosse. Antonia conseguì i gradi di caporale e il “congedo con onore”  sempre come Antonio Marinello.  Lei e il marito tornarono a casa e  vissero in povertà finchè, colpita da tisi, la ragazza  morì nella primavera del 1862. Sepolta nel cimitero fiorentino di San Miniato, questo è il commovente epitaffio dettato dal poeta risorgimentale Francesco Dall’Ongaro :
“L’abbiam deposta, la Garibaldina
all’ombra della Torre di San Miniato
con la faccia rivolta alla marina
perché pensi a Venezia, al lido amato.
Era bionda, era bella, era piccina ma avea
cor di leone e di soldato.
E se non fosse che era donna
le spalline avria avute e non la gonna
e poserebbe sul funereo letto
con la medaglia del valor sul petto.
Ma che fa la medaglia e tutto il resto?
Pugnò con Garibaldi, e basti questo!”

Sesso

No, no, tranquilli, non sto virando questo blog su argomenti hard, però volevo riportare alcune citazioni che ho trovato in giro, e che mi hanno fatto sorridere un po’ … ma anche meditare. Buona lettura!
  • Il sesso senza amore è un’esperienza vuota, ma fra le esperienze vuote è una delle migliori
  • Una notte d’amore magica inizia e finisce con un bacio
  • L’astinenza è una buona cosa, ma dovrebbe sempre essere praticata con moderazione
  • La donna ideale deve soddisfare l’anima, lo spirito e i sensi. Non trovando riuniti i tre requisiti nella stessa persona, è consentito il frazionamento
  • I piaceri sensuali passano e svaniscono in un batter d’occhio, ma l’amicizia, la reciproca confidenza, le delizie del cuore, l’incantesimo dell’anima, queste cose non periscono, non possono essere distrutte

Povero Gladiatore

Marco Nonio Macrino fu generale all’epoca di Marco Aurelio durante le guerre contro  le popolazioni barbare del nord: Marcomanni, Quadi e Sarmati Iazigi. Quando morì, nella seconda metà del II° secolo dopo cristo, il figlio gli fece edificare un mausoleo funebre a forma di tempietto, alto più di 15 metri e rivestito di marmi preziosi, lungo la antica Via Flaminia. all’altezza di quella che è ora conosciuta come “Località Due Ponti”.
Nel corso dei lavori di sbancamento per la costruzione di alcune palazzine, alcuni anni fa questo mausoleo fu casualmente riportato alla luce e da allora oggetto di studio e di ricerche. La notizia a suo tempo ebbe una notevole eco perchè ci fu chi erroneamente disse che Marco Nonio Macrino aveva ispirato la figura fantastica di Massimo Decio Meridio, protagonista de Il Gladiatore.
(foto scaricata dal WEB)
In qualuque nazione “normale” questo ritrovamento, di notevole importanza storica ed artistica, sarebbe stato salutato con interesse e avrebbe canalizzato energie e fondi per il suo completo recupero e valorizzazione. Invece pare che  il mausoleo verrà presto interrato, perchè non ci sono i soldi per l’intera operazione di recupero. In uno stato Italiano che appena poco tempo fa ha speso 3 milioni di euro per comprare un mediocre crocifisso attribuito (erroneamente) a Michelangelo.
Io avrei una idea migliore: perchè non vendiamo il mausoleo a qualche ricco magnate americano? Potrebbe smontarselo pietra su pietra  e rimontarlo dove vuole lui. Almeno non andrebbe disperso.