120 battiti al minuto

Film d’impatto, crudo, drammatico, girato sullo stile del docufilm, narra le vicende del movimento france Act Up (creato sulla scia dell’omonimo americano) per sensibilizzare il governo francese a mettere in atto misure serie di prevenzione ed informazione sull’AIDS e per fare pressione sull’industria farmaceutica  per la messa a disposizione dei primi farmaci antiretrovirali (ARV) in sostituzione dei molto meno efficaci farmaci AZT.

Attraverso la storia di uno dei fondatori di Act Up, incrociando vicende private con quelle pubbliche, si viene calati nell’atmosfera di quegli anni (siamo tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90).

Rispetto all’esempio più recente che ho visto sull’argomento, il buon Dallas Buyers Club, qui tutto è più essenziale, la vicenda politica con gli scontri nelle assemblee e le azioni dimostrative ha il sopravvento sulla vicenda privata, e gli attori riescono a calarsi nei personaggi in maniera estremamente credibile, tanto che a volte (e può essere un pregio o un limite, dipende dai punti di vista) si ci può dimenticare di essere davanti ad una ricostruzione, tanto il risultato è realistico.

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Film quindi di impegno politico e di lotta, testimonianza di un’era che sembra così lontana, quando il destino dei malati di AIDS era inesorabilmente segnato. Film per stomaci forti, ma che vale la pena di essere visto.

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